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DICONO DI NOI\ RASSEGNA STAMPA

La PROTESTA è l’inizio di una favola dei giorni nostri per tre giovani. (Andria Live)
“..Nello spettacolo i cambiamenti dei personaggi, sono piccoli spostamenti, che sommati fanno una decisione e una presa di posizione; c’è la dimensione pubblica portata dalla protesta e poi c’è quella- privata personale. La “generazione delle passioni tristi” come ama definirla qualcuno non è sbandata, sembra così, ma al contrario è implosa, ha addosso un macello, ma è totalmente incapace di dirlo, questo è il suo dramma. Ha bisogno di mettere ordine; e lo fa senza capirlo, e soprattutto senza saperlo dire.
I grandi movimenti di questi personaggi sono senza urla, sono tutti dentro; questa generazione tace, ha bisogno di spalle su cui appoggiare le mani, per dirla con Capossela.
Ci sembrava interessante dello spettacolo segnalare questo.
Nelle molteplici forme espressive che il mestiere dell’attore ha, nello spettacolo notiamo un lavoro attoriale(che molto spesso oggi viene dimenticato) artigianale, di relazione che nasce tra i personaggi, verità, e sentimenti interni.
Hanno le idee chiare i ragazzi della “Ballata dei Lenna”, il loro lavoro di “Artigiano”; un lavoro nobile, un lavoro che richiede tanta passione e determinazione unite ad una buona dose di preparazione, requisiti indispensabili per chi come la “Ballata dei Lenna” vive “di” e “per” l’arte!
La Ballata dei Lenna ha un futuro fatto di grandi progetti teatrali che. emozionino e tocchino le corde più recondite del più bruto degli uomini e chissà che la loro presenza nella nostra città favorisca una sempre più maggiore partecipazione della cittadinanza e non solo a frequentazioni, teatrali (cibo per l’anima)…”
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La Protesta uno spettacolo che mette insieme le paure degli italiani e dà speranza. (SkyLineTV.it)
“…Dopo una serie di laboratori in giro per l’Italia volto a raccogliere i racconti della gente italiana, la compagnia LA BALLATA DEI LENNA ha creato un vero e proprio archivio della protesta degli Italiani.
Da questo è nato lo spettacolo “LA PROTESTA”, che è l’ espressione di un malessere che non ha colore politico, che punta a ricercare l’unità tra le persone e la voglia di migliorare insieme, ristabilendo un contatto che la Tv e i mezzi di comunicazione hanno mozzato…”

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Ballata in Tour! “La Protesta” iniziato un viaggio Italiano (Friulweb)
“…Un viaggio in tante realtà differenti, una ricerca in cui il teatro diventa il pretesto per raccontare storie, per dare voce a. una protesta che prescinde da ogni colore politico, una protesta che esiste e sta. davanti a tutti: la protesta degli esseri umani. Il materiale raccolto dai laboratori ha, portato alla messa in scena di uno spettacolo teatrale, intitolato “LA PROTESTA, una fiaba italiana. Le tematiche dello spettacolo ruotano attorno al sentire di una intera generazione troppo spesso liquidata con l’appartenenza alla categoria dei “giovani”. Giovani di qua, giovane di là, giovani fino a quarant’anni e più, perché con quel termine oggi non si tende più ad indicare un’età, ma una condizione, la condizione di chi non ha ancora completato la migrazione tra il tempo della irresponsabilità e quello della responsabilità…”

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(Massimo Marino/ Corriere di Bologna)
“…LA PROTESTA spettacolo di un gruppo di giovani formatisi a Udine (La ballata dei Lenna), per lo più di origine pugliese, che analizzano il. malessere di questi tempi di precariato e lo trasformano in un’insidiosa. Commedie…”

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La Ballata dei Lenna: voce alla Protesta. (AlessandraNews)
“…Alla faccia di bamboccioni e cervelli in fuga, c’è un Paese che resiste.
Italiani attivi che non scappano e non si fanno prendere dalla disperazione. Lottano, creano, vivono, sbagliano, ci provano. Sperimentando nuove strade con coraggio, la crisi può diventare un fattore positivo. Anche quella tanto bistrattata cultura con cui “non si mangia”.
Prendete tre ragazzi con la passione del teatro. Il diploma all’Accademia d’arte drammatica Nico Pepe di Udine. Di starsene buoni ad aspettare non sono però capaci questi giovani (d’età) stufi di essere considerati giovani (come status sociale).
Così formano una compagnia tutta loro, La Ballata dei Lenna, e si mettono a girare l’Italia per realizzare il loro primo spettacolo: “La protesta”. I tre ragazzi si chiamano Nicola Di Chio, Paola Di Mitri (due pugliesi, rispettivamente di Andria e Bari) e Miriam Fieno (piemontese di Alessandria).
Tante voci di dissenso vengono amplificate dal megafono-attore per farne un urlo fragoroso. Un grido che non è un semplice no, è una manifestazione di presenza di individui che rivendicano il loro esserci.
Il lavoro de La Ballata dei Lenna non si chiude tra quattro mura. Parte dalle strade per arrivare al teatro e portarsi dietro chi ha trovato lungo questo cammino.
Le idee possono sembrare belle ma privi di agganci concreti. Entusiasmo di giovani che lavorano troppo di fantasia. Cosa fare e come farlo è però ben chiaro. Sono le idee diverse che hanno portato qualche soluzione per i problemi del mondo…”

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La Ballata dei Lenna: La protesta che emoziona e convince. (Il Piccolo)
“…La Compagnia mandrogno – pugliese formatasi all’Accademia Nico Pepe di Udine, parte da nord a sud con un viaggio di non solo andata, passando per l’Est, qualcosa di atipico per un’Alessandria che non sempre è propensa a sperimentare.
Prima un work in progress, che ha intrapreso un viaggio nell’Italia alla ricerca non di attori, ma di persone.
Poi uno spettacolo esito di quel percorso, che ruota su tematiche quali il lavoro, la precarietà, il futuro, la bellezza, la cattiveria. Un approfondimento, per cercare di capire assieme cosa può essere la protesta.
Ma non si tratta di una protesta meramente politica, bensì dell’anima.
Una protesta generale che diventa il riflesso di una protesta individuale, sintomo di una condizione che interessa direttamente le persone e prescinde da un colore politico.
La poetica della compagnia mette a contatto con le persone e dà modo di raccontare storie. Il loro spettacolo “La protesta” convince e emoziona il pubblico…”

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“La Protesta” mette in scena il bisogno di ristabilire il contatto corporeo e umano che nella nostra epoca è diventato sempre più raro. (La Stampa)
“…Dopo un cantiere teatrale in viaggio per l’Italia della compagnia La Ballata dei Lenna, nata nel 2011 dall’incontro di tre. artisti: Nicola Di Chio, Paola Di Mitri e Miriam Fieno tutti con in tasca un diploma dell’ Accademia Nico Pepe di Udine nasce lo spettacolo “LA PROTESTA” . Il loro tour è servito a raccogliere materiale che poi è stato tramutato in uno spettacolo teatrale “LA PROTESTA” su come è l’Italia, su come la si vorrebbe rispetto alla crisi, all’amore, alla politica. Affrontano la loro prima migrazione in una sorta di protesta. generazionale. Un lavoro che racconta di una società disordinata e in continuo cambiamento, in cui spesso l’essere. non riesce. ad esprimere ciò che ha dentro. Corpi che si sfiorano senza percezione, anime vicine ma senza contatto ecco La Protesta…”

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Tutti insieme a protestare: La Ballata dei Lenna inscena una rivolta.  (StartUpweb)
“…La protesta, portato in scena dalla compagnia La ballata dei Lenna, è uno spettacolo che assembla speranze, paure e racconti della gente che gli attori hanno incontrato nei laboratori teatrali che hanno tenuto in tutt’Italia creando una “banca dati” dei malesseri. Analizzano il disagio senza collocazioni politiche, mirando a unire le persone, migliorandosi e ristabilendo un punto d’incontro di cui i mass media hanno privato. La drammaturgia ha come punto di riferimento la nuova generazione la quale non è alla sbando, come sembrerebbe, ma è implosa vivendo un malessere che non riesce a esprimere fino in fondo.
Spesso viene semplicemente catalogata come “giovani”, indicando una condizione di transizione perenne tra il tempo della spensieratezza e quello della responsabilità. La scena si svolge in un ufficio informazioni di Provincia dove lavorano due ragazze (interpretate da Miriam Fieno e Paola Di Mitri), una bulimica e l’altra sesso dipendente, e un giovane collega (Nicola Di Chio) oggetto di un sequestro-lampo perché accusato ingiustamente del licenziamento delle due. Quando le ragazze si accorgono dell’errore, iniziano a escogitare insieme a lui come intavolare una protesta che possa evitare loro di perdere il posto di lavoro che, se pur non rappresenta la loro massima aspirazione, consente di condurre una vita “normale”, accontentandosi di quello che capita, senza mai scegliere. Nelle singole storie si cerca una possibilità di speranza, pur se sempre avvolta nelle nebbie della precarietà. Il risultato è uno spettacolo fresco, diretto, ironico, attuale, in cui gli interpreti risultano perfettamente accordati tra loro, caratterizzato da un ritmo ben scandito che cattura l’attenzione del pubblico. Siamo di fronte a giovani attori che si sono dati da fare dando vita a un esperimento ben riuscito…”
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GRANDE SUCCESSO PER LA PROTESTA DE “LA BALLATA DEI LENNA” nel festival Castel dei Mondi di Andria
“…E’ un percorso vero, di stretta attualità da un lato, dall’altro legato ai cambiamenti che la quotidianità racconta ogni giorno. Tre giovani perdono improvvisamente il lavoro in una Casa del turismo e cercano il loro spazio per far sentire la loro voce. Di protesta. Una fiaba italiana quella messa in scena da ‘La Ballata dei Lenna’ alla Biblioteca S. Agostino nel week end conclusivo del Festival Castel dei Mondi.
I toni apparentemente ingenui e la comicità dei tratti rendono la vicenda fiabesca, anche nel finale. In realtà fornisce elementi utili per sconfiggere paura, indolenza, apatia, rassegnazione e indifferenza, all’origine della nostra insoddisfazione permanente. Perché non esistono soluzioni giuste o sbagliate in sé, ma solo punti di vista onesti. La protesta diviene allora costruttiva se è proposta, se è dialogo incessante, se non si arrende dinanzi alle prime difficoltà, se innesca un cambio di rotta…”

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Crisi, amore, lavoro e speranze dei nuovi italiani. A teatro arriva “La Protesta”.  (RadioGold)
“…Lo spettacolo parla di una protesta. Una protesta che parte da un fatto quotidiano e arriva ad esprimere l’incapacità di tre ragazzi travolti da un’improvvisa precarietà, a riconoscere un futuro per sé stessi. E’ un tempo di confusione e spaesamento, un tempo in cui si urla forte il diritto ad avere la propria illusione, senza essere disposti a pagare il prezzo della disillusione.
Ma noi, il futuro, ce lo possiamo permettere? Questa domanda scorre sempre sottotraccia, come se il futuro fosse un costoso privilegio destinato a chi sa conquistarselo. In una società dove il lavoro diventa sempre di più il tentativo di comprarsi il tempo, forse è arrivato il momento di smettere di preoccuparsi del futuro per cominciare ad occuparsi del presente, per cominciare ad occuparsi quotidianamente di sé.
Invece di occupare, occupiamoci, questo è il senso della nuova protesta. Nulla può appiattirsi su ciò che non funziona…”

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La Protesta. La fiaba italiana della Ballata dei Lenna. (Krapp’s Last Post)
“…Due pugliesi e una piemontese si trovano, per caso o per destino, all’Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine. Qualcuno dice che potevano aspettare sul ciglio della strada l’arrivo di un organizzatore o di un regista; loro, invece, preferiscono mettersi in cammino “da artigiani del teatro” come si definiscono. Di necessità virtù. Ad interessarli è in un primo momento la migrazione, quella interna all’Italia, tema su cui già avevano lavorato alla Nico Pepe e che vogliono sviluppare insieme.
Tutto questo diventa parte del background che li fa giungere al loro primo lavoro, “La Protesta”, esito di un altro viaggio, un cantiere che li porta in giro per il Paese attraverso una serie di laboratori teatrali condotti da loro stessi su un tema così tanto attuale e sentito.
Invece che partire da un testo decidono così di iniziare dalle persone vere, dai vissuti e dalle storie individuali. Alla fine il materiale raccolto è prezioso e la strada da intraprendere la più difficile, costruire uno spettacolo che non sia un banale collage di contenuti ma qualcos’altro, partendo da quel materiale come spunto per una riflessione drammaturgica nuova rispetto al lavoro dei laboratori.
Chi si aspetta megafoni, striscioni e bombolette rimane subito deluso, gli anni Settanta sono molto lontani, e un po’ dispiace, anche se è la realtà delle cose.
La scena è estremamente scarna: un tavolo centrale, un orologio su una piantana di lato le cui lancette vengono mosse dagli attori con il cambiare degli stati emotivi dello spettacolo e tre cassette della posta, anch’esse laterali, contenenti gli oggetti di ciascun personaggio, simboli della loro esistenza resistente.
Protagonisti sono due impiegate e un responsabile di un’agenzia turistica del Sud Italia che un bel giorno si vedono recapitare la più temuta delle lettere di oggi: quella che inizia con “Gentilissimo/a…” e che comunica, in sostanza, un licenziamento in tronco. Non succede altro, c’è già tutto quello che serve per costruire situazioni tragicomiche e per spingere i protagonisti ad un cambiamento obbligato. Le loro catene sono immediatamente percepibili, sono le gabbie della paura, della rabbia, dell’impotenza e dell’incertezza, di quella condannata parola che ritorna come una maledizione: crisi.
Crisi di sentimenti, di lavoro e quindi d’identità nel costruirsi un futuro, tematiche pesanti come macigni affrontate però con sottile ironia e sprazzi di comicità. Non c’è depressione nello spettacolo dei Lenna, non c’è arresa né abbandono. I dialoghi alternano lunghe pause a momenti più serrati, si percepisce il feeling che vive tra gli interpreti…”
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Fiaba italiana (La Stampa)
“…C’è una compagnia formata da tre giovani attori diplomatisi all’Accademia d’arte drammatica di Udine, partita con il piede giusto. Il suo primo spettacolo, «La protesta- Una fiaba italiana», che ha già ricevuto un paio di premi. E mostra anche un certo spirito pratico dei suoi ideatori.
Un lavoro di rielaborazione che mette in scena la storia di tre personaggi, travolti dalla precarietà. Usando gesti, parole realmente dette: il teatro che arriva dalle persone e aiuta a far uscire fuori cose che spesso restano celate. I tre protagonisti, che non hanno un nome, lavorano in un ufficio del turismo. Ognuno di loro ha un piccolo problema personale, senza che questo ne faccia una maschera. Ma serve a far capire che qualcosa sotto “bolle”. Un personaggio lo ha con il cibo, attraverso cui esprime la sua insoddisfazione.
L’altro con l’alcool e approderà alla fine a una soluzione che muove da premesse un po’ utopistiche. E pensa a “occuparsi di sé piuttosto che a occupare le piazze”.
Poi ci sono i problemi sentimentali, un licenziamento fa crollare una parte della tua personalità, succede che ti manca un punto di riferimento anche sul piano degli affetti.
Raccontano una cerchia di persone più ampia di quella che si può riconoscere in un problema come la bulimia. O l’alcol. Usano parole come futuro, Italia, amore, crisi, politica. Nello spettacolo ci sono colpi di scena, come anche la vita riserva. Perché «la vita è scema», come commentano a volte i personaggi, senza che con ciò la tristezza debba prevalere per forza. Meglio lasciare spazio alla speranza…”

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(Paneacqua)
La protesta – Una fiaba italiana, della Ballata dei Lenna, un canto delicato e nascosto che dissequestra le alterazioni dei nostri tempi: “disoccupazione”, “crisi economica” e “ribellione”. Nicola Di Chio, Paola di Mitri e Miriam Fieno sono attor giovani freschi di accademia ma già consapevoli della propria presenza scenica. Sono autori e interpreti di un lavoro essenziale che chiarifica il declino italiano alla ricerca convulsa di una protesta esistenziale e dell’identità di tre povere anime disperse e allontanate dal loro pane quotidiano.

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Nuove forme di drammaturgia protagoniste al Torino Fringe Festival. (Teatro.it)
Torino: in scena si riflette sul presente, si celebra il passato, si cercano appigli per il futuro.
“…Se è vero che una telefonata può allungare una vita, è altrettanto innegabile come una lettera possa sconvolgerla: questa la lezione che accompagna Protesta. Una fiaba italiana, piéce in scena allo Spazio Ferramenta proposta dal gruppo La Ballata dei Lenna per indagare il dramma della disoccupazione e della mancanza di futuro. Sono giovani ma con le idee chiare, Nicola Di Chio, Paola Di Mitri e Miriam Fieno, pugliesi i primi due, alessandrina la terza, che dal loro incontro in Accademia ad Udine hanno intrapreso un comune percorso verso un’idea di teatro che sia reciproca interazione tra chi agisce e chi ascolta, continuo e necessario interscambio tra autore, attore, pubblico.
Tutti aspetti che ben emergono nella drammatica, ed a tratti divertente, Protesta dove tre giovani operatori culturali di Castel del Monte si vedono un bel giorno recapitare la lettera di licenziamento: motivato con la generica formula di un’inderogabile “riduzione del personale”, l’improvviso congedo scatena nei tre colleghi istinti ribelli tra di loro in contrasto che mescolano l’indignazione pubblica ad aspetti più privati. “Artigiani del teatro”, si definiscono Nicola, Paola e Miriam, e dell’artigianalità del fare arte, la loro Protesta ha tutti i pregi: spietata e cruda, ma anche grottesca e dissacrante…”

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“…La protesta – Una fiaba italiana” è uno spettacolo nato da un percorso che ha coinvolto nel corso di un anno svariate persone: iniziato in collaborazione con la residenza teatrale di Teatro Minimo in Puglia, il progetto si è nutrito delle storie raccolte durante diversi laboratori tenuti dalla compagnia in giro per l’Italia.
In continua evoluzione grazie al contributo del pubblico e al costante confronto coi tempi, la performance riassume senza presunzione la situazione di crisi che molti italiani vivono oggi.
Licenziati da un centro informazioni cui nessuno più si rivolge se non con qualche sporadica telefonata, tra equivoci e racconti personali tre impiegati riflettono e agiscono nel tentativo di darsi un futuro, anche quando questo sembra impossibile.
“Papà, ma noi, il futuro, ce lo possiamo permettere?” è la domanda posta da un bambino al padre nell’aprile 2011, ed è il dubbio che aleggia per tutto il corso della performance.
Ben calata nei personaggi che mette in scena – la ragazza bulimica, quella che riempie le sue serate di uomini ogni volta diversi perché “meglio così che niente” e il giovane alcolizzato – La ballata dei Lenna cerca e offre un punto di vista tagliente sulla nostra contemporaneità. I tre attori mostrano abilità nello scandire il testo, e quasi mai la loro intensità interpretativa scade nel cliché…” (Krapp’s Last Post)

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Una fiaba italiana eccellente. (La Stampa)
“La protesta- una fiaba italiana è un ottimo lavoro quello presentato dalla compagnia La Ballata dei Lenna che ha proposto una messa in scena interessante sia per la costruzione drammaturgica e registica sia per l’interpretazione. I tre giovani attori partendo da un lavoro artigianale che li ha portati a raccogliere le testimonianze in giro per il paese, hanno realizzato uno spettacolo sulla precarietà tra scene surreali, sprazzi di comicità e lunghi silenzi hanno tratteggiato un pungente ritratto dell’Italia contemporanea tra crisi di lavoro, di sentimenti e di identità. Eccellente il risultato.”

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Una generazione che prende atto del proprio destino; una danza, per ora immobile, intorno al fuoco di una rivolta dai contorni imprecisi, ma inevitabile. Il sacrosanto desiderio di fare per una volta come gli uccelli – la chiusa, minimalista e straziante, de La protesta: spiccare il volo per non chiudere la vita sullo zero a zero con la paura – giunge alla conclusione che non si può più andare avanti così. E non soltanto a teatro. (alfabeta2)

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La Protesta: trentenni alla ricerca di un futuro (Sitema Teatro Torino)
In un sabato pomeriggio di sole non è usuale che una cinquantina di persone rinuncino al passeggio e allo shopping per scendere in una cantina umida e assistere a uno spettacolo. Ma al Fringe capita anche questo e lo Spazio Ferramenta è animato da curiosità e attesa, entusiasmo e voglia di condividere un’esperienza.
Sentimenti sui quali sono ben sintonizzati i tre giovani attori/autori/registi che animano La ballata dei Lenna, compagnia nata nel 2011 alla Civica Accademia Nico Pepe di Udine. I tre – Nicola Di Chio, Paola Di Mitri e Miriam Fieno – sono di origine pugliese ma il loro percorso artistico si snoda attraverso tutta l’Italia, dal Friuli fino ad Alessandria.
Un destino nomade e ardimentoso che in qualche modo li accomuna ai protagonisti della loro pièce, che essi definiscono una «fiaba italiana». Tre trentenni nient’affatto perfetti – l’uno ha il vizio di bere, l’altra cambia ragazzo ogni giorno, la terza è una bulimica dichiarata e orgogliosa – ricevono inaspettatamente una lettera di licenziamento. Le reazioni alla ferale notizia sono ovviamente svariate e incoerenti, irrazionali e impulsive.
Le due ragazze mettono in atto un primo tentativo di protesta, di cui è vittima il loro collega, incolpevole e sperduto quanto loro. I tre decidono dunque di unire le forze ed escogitare un metodo efficace per cambiare in meglio la propria esistenza, così da assicurarsi un futuro meno incerto. Fitti scambi di idee e proposte, considerazioni spudoratamente politically uncorrect, esperienze passate e speranze future ma nessuna soluzione concreta. O forse sì, un invito a guardarsi dentro e a ingaggiare una lotta con le proprie fragilità, così da modificare in primo luogo se stessi e poi avvicinarsi agli altri, ascoltarsi e imparare a comprendersi.
Una riflessione sull’incertezza che attanaglia la confusa generazione dei trentenni snocciolata in un dialogo serrato e policromo, intervallato da lunghe tirade-sfoghi sovente irresistibili, fra comicità e tragedia, grottesco e lacrimevole.
Ma quel prologo e quel finale virano verso un’atmosfera poeticamente surreale che richiama Eduardo, di cui la compagnia dimostra di aver ben imparato, digerito e reinventato la lezione. E il pubblico applaude, per niente pentito di aver rinunciato allo “struscio” del sabato pomeriggio…”

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(Scene Contemporanee)
Un nome alquanto insolito per la neo-nata compagnia teatrale La Ballata dei Lenna, che per il suo debutto ha scelto di raccontare una storia semplice e amara allo stesso tempo, quella dell’Italia di oggi, tra crisi, posti di lavoro negati e strappati via ai giovani; aspettative e attese tradite in un solo istante, senza speranza di futuro ma neanche di presente. Non si tratta però di una ribellione politica ma di qualcosa di più feroce, interiore: una protesta dell’anima. Ben presto un’altra verità cambia le carte in tavola, ma non troppo. Le vittime del sistema sono infatti non più due bensì tre, compreso il malcapitato torturato che finalmente slegato può unirsi alle due. Di fronte ai loro scambi, alla loro forza e alle loro debolezze si insinua in noi un sottile pensiero: sarebbe così bello poter pensare che per sistemare le cose possa bastare soltanto un’idea, anche piccola; se non altro per non restare immobili, inermi. Quello che ci appare davanti agli occhi è un teatro che gioca molto, non solo su ciò che intende propriamente raccontare, ma anche sui tempi, sulle pause e sui personaggi, delineandoli in maniera macchiettistica ma efficace affinché il pubblico riesca comunque ad identificarsi. La Protesta è qualcosa di intimo, una sorta di invito tacito e sincero a non arrendersi, a non scappare all’estero o chissà dove, a non accontentarsi, a resistere, a protestare. Il teatro diventa così momento di aggregazione, costruito intorno alle persone comuni, strumento di comunicazione che deve ridiventare momento di condivisione per appartenere a tutti. Non si può dire che non ci siano riusciti.

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PREMI

“Menzione speciale per “La Protesta” della compagnia La ballata dei Lenna di Alessandria per lo sforzo produttivo e drammaturgico e per aver voluto affrontare il delicato tema dell’impegno politico tra il fervore collettivo e le problematiche individuali. La giovane età degli interpreti, tutti allievi dell’accademia Nico Pepe di Udine, la loro convinta ed appassionata volontà e la precisa progettualità fanno ben sperare non solamente sul possibile sviluppo dello spettacolo, ma anche e sopratutto vanno sottolineati come segnali di quell’auspicabile ed urgente ricambio generazionale della nostra scena che rappresenta l’obiettivo principale del Premio Scintille.” (Premio scintille Asti Teatro\ 4 luglio 2011)

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“ La Protesta della Ballata dei Lenna Vince il Primo Premio al “Festival Anteprima 89” Milano come miglior spettacolo.
Per aver affrontato con coraggio tematiche attuali ed urgenti quali il disagio della precarietà giovanile, per aver cercato frammenti di autenticità ed averli restituiti al pubblico con la freschezza interpretativa di giovani attori che parlano della propria generazione, la compagnia LA BALLATA DEI LENNA con lo spettacolo “La Protesta.” (Festival Anteprima89)