LA PROTESTA una fiaba italiana

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GALLERIA IMMAGINI/ DICONO DI NOI            TRAILER

Finalista rassegna ARGOToff 2013 – Teatro Argot Roma
Spettacolo vincitore “Festival Anteprima89 ed. 2012 Antidoti” – Milano
Menzione speciale Festival Asti 33 “premio scintille 2011” nuove drammaturgie
Di e con Nicola Di Chio, Paola Di Mitri, Miriam Fieno
Produzione La Ballata dei Lenna
Drammaturgia gruppo di lavoro condotto da Michele Santeramo
Con il sostegno di
Presidenza Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Gioventù – Regione Piemonte – Fondazione Live Piemonte dal Vivo – circuito regionale dello spettacolo – Provincia di Alessandria – Regione Puglia “Teatri Abitati” residenze Teatrali Regione Puglia – Altra Scena una rete del contemporaneo Spettacolo

LO SPETTACOLO
Siamo in Italia. In uno dei tanti uffici del turismo sparsi nella penisola. Anche oggi nessun avvenimento particolare. Due giovani impiegate portano avanti il proprio lavoro come ogni giorno, sottovalutando, però, gli strani atteggiamenti del loro superiore.
Tutto si ricompone ai loro occhi quando scoprono, accuratamente riposta nei rispettivi armadietti, una lettera di licenziamento.
Le due impiegate si convincono, in quel momento, che la perdita del lavoro comporta la rinuncia della propria identità e allora decidono di reagire. Senza troppi giri di parole mettono su la loro protesta, che non prevede nessun tipo di compromesso poiché la protesta comincia dove il compromesso finisce.
Persuase della colpevolezza del loro superiore inscenano un rocambolesco e crudele sequestro, totalmente ignare del fatto che proprio come loro, anche il collega è vittima del medesimo licenziamento. Con lo scorrere del tempo, però, la rabbia dettata dall’istinto si trasforma nella paura di non essere in grado di gestire un atto così violento. Le due ragazze decidono di liberare il loro superiore e assumersi la responsabilità di quel gesto. Ma qualcosa sovverte ancora gli eventi. Il capo che ormai, senza più nulla da perdere, avrebbe la possibilità di vendicarsi, decide, invece, di unirsi ad un acceso e vivo confronto che porta ognuno a manifestare tre diverse forme di protesta e a lanciare tre soluzioni differenti d’un possibile riscatto individuale.

STORIA DEL PROGETTO
Il percorso di produzione artistica e organizzativa di uno spettacolo che, come questo, mette in scena condizioni legate alla stretta attualità da un lato, e alle più profonde aspettative delle persone dall’altro, risente necessariamente dei cambiamenti che la quotidianità racconta ogni giorno.
Quando parliamo di persone che protestano, e cerchiamo di ragionare su un loro percorso scenico, inevitabilmente veniamo influenzati dalle notizie di cronaca, in questi giorni sempre più incalzanti.
Alla base delle nostre scelte, in questo progetto, abbiamo deciso di mettere l’esito di un percorso da noi ritenuto necessario per la costruzione di uno spettacolo che trattasse di questi temi.
Abbiamo tenuto dei laboratori teatrali in giro per l’Italia, allo scopo di ottenere dalla gente di estrazione più disparata un punto di vista sulla loro personale protesta.
Ogni sessione di laboratorio ha aggiunto un pezzo di consapevolezza alla nostra idea sulle cause e le
conseguenze della protesta.
In effetti, la costruzione dello spettacolo poggiata anche su questo tipo di percorso è alla base originaria dell’idea di produzione artistica e organizzativa.
Il primo incontro con un laboratorio si è svolto a distanza quando, noi tre, diplomandi alla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, abbiamo raccontato la nostra idea di fare uno spettacolo che parlasse del nostro momento di “migrazione” dalla fase di studenti a quella di mestieranti, ad un gruppo di laboratorio di scrittura che si era formato presso la residenza teatrale di Teatro Minimo ad Andria,condotto da Michele Santeramo. Da quell’incontro è nata una collaborazione diretta e uno scambio di scrittura e improvvisazioni.
Il laboratorio comincia a produrre materiale e lo manda a noi attori che lo lavoriamo in scena e ne mandiamo i risultati al laboratorio di scrittura, che lo riscrive e ne manda i risultati a noi…
L’idea di allestimento iniziale con il tempo si modifica.
La migrazione delle passioni intime degli esseri umani, come ricerca di una rotta, di un ramo su cui appoggiarsi nel bel mezzo di un volo disorientato, diventa il centro dell’indagine.
Si arriva ad analizzare una condizione di malessere diffuso e indicibile, ma reale e condivisibile, che finisce per mettere l’anima in protesta.
Le tematiche cominciano a ruotare attorno al sentire di una intera generazione troppo spesso liquidata con l’appartenenza alla categoria dei “giovani”. Giovani di qua, giovani di là, giovani fino a quarant’anni e più, perché con quel termine oggi non si tende più ad indicare un’età, ma una condizione.
La condizione di chi non ha ancora completato la migrazione tra il tempo della irresponsabilità e quello della responsabilità.
Questa generazione non è sbandata, sembra così, è implosa, ha addosso un macello ma è totalmente incapace di dirlo, questa generazione si muove senza urla, tace, ha bisogno di spalle su cui poggiare le mani.
C’è uno striscione bianco, ma qual è la frase che racchiude tutto? Esiste? Si può dire il sentimento di una generazione in una sola frase?
Questa protesta anche senza volerlo, è rintracciabile in ogni angolo del mondo perché è una protesta dell’anima: ed ecco che decidiamo di raccontarla, affinché la storia raccontata diventi rintracciabile
dappertutto.
A partire dalle suggestioni derivate da quel percorso di scrittura e di approfondimento tematico, abbiamo poi continuato a lavorare allo scopo di comprendere le motivazioni nostre e degli altri, alla base della necessità di compiere quella migrazione, di affermare una propria presenza.
Verifichiamo ogni giorno che le notizie circa la protesta, che vengono diffuse dai mezzi di informazione, tendono a descrivere situazioni estreme, rappresentative di una fetta del malessere che oggi muove le vite in Italia, ma non necessariamente corrispondenti alla maggioranza dei casi.
Costruendo lo spettacolo abbiamo cercato di restituire la verità di una speranza. Le singole storie dei personaggi, infatti, aprono verso una possibilità. Ognuno ha la sua soluzione, e deve trovarla per sè stesso. La somma di queste soluzioni è l’approdo per tutti. Ci rendiamo conto che portare in scena una vicenda come questa, oggi sembra avere i contorni di una fiaba.
Ma non è di elementi che partecipino a sconfiggere malessere e paura che siamo sprovvisti?
In uno spettacolo come questo, con temi scivolosi e storie personali che ogni giorno occupano le pagine dei giornali, abbiamo provato a dare un nostro punto di vista che non dividesse le storie tra giuste o sbagliate, le soluzioni tra esatte ed errate.
Abbiamo cercato un punto di vista onesto. L’onestà di chi vede le cose e tenta di riferirle per come le ha viste, senza presunzione, allo scopo di provare a capire qualcosa in più.
Speriamo di esserci riusciti.

LA PRODUZIONE
La compagnia ha cercato di mettere attorno a un tavolo soggetti pubblici e privati diversi.
Tante collaborazioni (dai teatri alle residenze teatrali ai festival, dai centri di aggregazione giovanile
alle università, dalle carceri alle cooperative sociali, dalle associazioni culturali ai centri interculturali, dalle scuole alle università, dai piccoli imprenditori alle aziende private alla Confesercenti, dalle Regioni alle Province ai Comuni…) sono state attivate, per ampliare il lavoro e per garantire una circuitazione e un esito produttivo al progetto.
Diverse le modalità di partecipazione.
La volontà è stata quella di rendere i partecipanti ai laboratori, gli enti ospitanti e i sostenitori del progetto, partner del progetto stesso, per costruire una forma di produzione dal basso che potesse creare una fertile rete di collaborazioni tra realtà differenti.
Il nostro percorso di laboratori, che ci ha permesso di raccogliere storie, volti ed esperienze sulla protesta, è partito da Bari, ha toccato Andria, poi Barletta, è salito ad Alessandria, è passato per Oviglio, è andato a Genova, a Torino, si è fermato a Milano, a Rimini, a L’Aquila, ed è arrivato adUdine.
La messa in scena si porta dietro così un bagaglio ricco di incontri molto importanti, le storie, infatti, seppur raccolte nell’ambito di una comunità ristretta, possano avere la presunzione di essere simbolo di condizioni che in più grande scala riguardano tanta altra gente.
La protesta generale diventa il riflesso di una protesta individuale, sintomo di una condizione intima
che riguarda da vicino gli esseri umani.
Noi vogliamo lavorare così: con una lente d’ingrandimento, perché in ogni cosa piccola si possa cercare la sintesi di tutto il resto.