REALITALY

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GALLERIA IMMAGINI\ DICONO DI NOI

Selezione Festival Castel dei Mondi 2014
Di e con Nicola Di Chio Paola Di Mitri Miriam Fieno
Collaborazione alla drammaturgia Michele Santeramo
Produzione La Ballata dei Lenna
Coproduzione Bottega degli Apocrifi
Con il sostegno di
Provincia di Alessandria – Regione Puglia Fondazione Live Piemonte dal Vivo – circuito regionale dello spettacolo “Teatri Abitati” Residenze Teatrali Regione Puglia

LO SPETTACOLO
Sappiamo di esser spiati, controllati, osservati ogni giorno, ma se da un lato ce ne dimentichiamo, dall’altro viviamo nell’ossessione di far sapere a tutti e nei dettagli, chi siamo e dove stiamo, cosa schifiamo e quanto piaciamo, come se soddisfare questo, mica poi tanto celato, desiderio di celebrità possa farci sentire meglio.
L’Italia è un’entusiasta e solitaria spettatrice di milioni di piccoli reality, in cui diventa sempre più difficile cogliere i veri sé stessi.
In questo panorama di identità costruite tra apparenti relazioni e finti modelli di felicità, tre giovani disoccupati, che condividono come abitazione un sottoscala privo di servizi e arredamenti, decidono di realizzare un “docuteatro” sull’assurdità della miseria in cui vivono.
Ricostruiscono con mezzi rudimentali la loro condizione di estrema povertà e cominciano a girare l’Italia con una scenografia scarna e poche righe di copione, con l’intento di mettere in scena, nelle situazioni più disparate, sotto gli occhi del pubblico che paga per spiare, la loro quotidianità di conflitti e privazioni: una verità senza sconti e senza bellezze, che entra ed esce continuamente dai codici del teatro.
Nell’esperimento, giocato a stanare i rimasugli di dignità avanzata dentro di loro, diventa difficile distinguere tra vita vissuta e vita recitata. Ai due lati domina un uguale e schiacciante senso di realtà, perché per una volta il mettersi in scena perde contro l’essere in scena.
L’unica cosa che davvero impressiona ancora la gente è la verità. Per questo i tre personaggi accettano di mettere in vendita la loro condizione come unico onesto tentativo rimasto per tirare avanti. Poco consapevoli si lasciano raccontare con ironia fino all’ultima decenza da un reality fuori dai canoni televisivi, non costruito ad arte, che mira a rivelare senza vergogna né colpe la miseria del nostro tempo.
Ma quando di questa totale realtà non se ne può più, diventa necessario provare a cambiare l’ordine delle cose, per recuperare, con la più bella fantasia, i dettagli sfuggiti e tornare ad essere presenti.
Negli anfratti di una povertà ingenua e ridicola, affidata a una scoperta scientifica, tra numeri, formule ed esperimenti, infatti, salta fuori la sregolatezza di una speranza. Quella speranza di riuscire finalmente a modificare la realtà e riprendere addosso lo sguardo che ci faceva stare bene quando eravamo bambini.
Dobbiamo rifare la realtà. Abbiamo fatto uno spettacolo, no? Il teatro non dovrebbe servire alla stessa cosa? A rifare la realtà?

STORIA DEL PROGETTO
Il progetto ha attraversato diverse fasi creative che gli hanno permesso di crescere e di alimentarsi di volta in volta del materiale umano incontrato.
Siamo partiti con l’idea di fondare lo spettacolo sulla precarietà che caratterizza la nostra epoca. Una precarietà non solo lavorativa, ma anche abitativa, la precarietà delle scelte, delle idee, delle identità, delle passioni intime e dei sentimenti.
Ci premeva indagare questa instabilità, portarla all’eccesso, viverla in maniera del tutto fuori dai canoni e da subito abbiamo rifiutato l’idea di allestire il lavoro in un consueto spazio teatrale, che avrebbe reso asettica la tipologia di sperimentazione. A ciò si deve la temeraria scelta di immergere le prove dello spettacolo nelle abitudini, negli odori, nei discorsi, negli arredamenti di quelle case italiane, disposte ad accettare la nostra ricerca.
Abbiamo quindi scritto ad alcune famiglie, raccontando il progetto e il nostro interesse a studiare la condizione e la relazione che vive l’essere umano con un luogo preciso e intimo come la casa. In molti ci hanno aperto la propria porta e ci hanno permesso di allestire porzioni dello spettacolo, riservandoci, per qualche giorno, una stanza del loro appartamento.
Di volta in volta queste abitazioni sono diventare un luogo intimo anche per noi, dove risultava prezioso raccogliere percezioni, oggetti, segreti, voci, rumori esterni, normalità e anomalie.
Le prove in questi spazi inconsueti hanno permesso di creare una situazione di coinvolgimento e contaminazione incessante, le musiche ascoltate da una specifica famiglia, i programmi tv visti, i divani e le sedie, l’illuminazione e i profumi vissuti, sono diventati materiale drammaturgico e stimolo creativo.
Ci siamo ritrovati in più occasioni immersi in una circostanza che confondeva chi guardava e ascoltava con chi è guardato e recitava, tutti eravamo nello stesso spazio di lavoro.
“REALITalY” si porta dietro questo viaggio di sensazioni e non vuole raccontare quanto attraversato, ma intende restituirne un’ampia rielaborazione, che contempla più punti di vista e intende riflettere sulla precarietà dell’esistenza, sul rapporto tra realtà e finzione, sulla contrapposizione fra le emozioni che viviamo e quelle che ci rappresentiamo.
Un percorso nella recita continua della vita che sa bene illudere, infrangere sogni, non farci mai contenti e regalare speranze a colpi di scena.